Le Restituzioni

Le restituzioni P.A.C.

La restituzione all’esportazione FEAGA è un beneficio concesso agli esportatori di prodotti agricoli diretto a compensare la differenza tra i costi di produzione e i prezzi di talune merci prodotte nell’Unione europea, destinate ad essere esportate verso i paesi terzi, e i costi o prezzi vigenti sul mercato mondiale. Tale meccanismo, a seguito della riforma della PAC 2014/2020 viene attivato nell’ambito di una procedura di safety prevista dalla Commissione destinata ad attivarsi esclusivamente quando vi siano elementi turbativi del mercato tali da determinare forti squilibri dei prezzi anche a seguito di situazioni di crisi innestate a vario titolo nel mercato mondiale. L’obiettivo del legislatore unionale è quello di sostenere l’esportazione del prodotto unionale rendendolo più competitivo sul mercato soprattutto in presenza di evidenti fenomeni discorsivi del mercato. In tal senso fissa un budget annuale (stimabile in € 400 milioni per tutta l’Unione) destinato , in generale alle misure di sostegno al mercato, ivi comprese le restituzioni FEAGA; esso, ove non utilizzato, torna nella disponibilità della Commissione che lo utilizza per altri fini connessi alla gestione della PAC.

La restituzione ha quindi anche lo scopo di riequilibrare i prezzi dei prodotti nella Comunità con quelli presenti sul mercato mondiale. Poichè il costo di produzione nella UE, a seguito dei predetti squilibri dei prezzi, può risultare molto elevato (innalzando anche i prezzi di vendita), l'intervento dell’Unione è teso al sostegno dei produttori/esportatori di prodotti agricoli al fine di agevolare la commercializzazione del prodotto agricolo sugli altri mercati extracomunitari a prezzi più concorrenziali e competitivi; ciò costituisce, indirettamente, anche uno stimolo all’esportazione del prodotto unionale.

Le esportazioni di merci e i prodotti unionali, beneficiano del diritto alla restituzione solo se indirizzate verso Paesi terzi rispetto a quelli aderenti all’Unione Europea. In sostanza per Paesi terzi si intendono quelli non rientranti nel territorio doganale comunitario, con le eccezioni previste espressamente dal Codice doganale Comunitario. Le restituzioni all’esportazione esistono dal 1964 ed inizialmente rientravano nella sezione garanzia del FEOGA. Le decisioni in materia sono di esclusiva competenza comunitaria e le spese connesse a tale fondo sono a carico del bilancio unionale.

Fino al 1969 la restituzione era di due tipi:

  • diretta;
  • anticipo della restituzione.

 

Con Reg. CEE 441/69 è stato istituito un terzo tipo di restituzione (rientrante sempre in una figura di anticipo) detto “prefinanziamento” successivamente abolito dal Reg. CE 1713/2006. Per la trattazione delle diverse tipologie si vedano le sezioni competenti nel capitolo 2.

Per dare un’idea dell’ammontare dei fondi erogati a titolo di restituzione si ricorda come negli anni’80 e ’90 gli importi sfioravano e, a volte, superavano i mille miliardi delle vecchie lire e da tale valore si intuisce come l’erogazione delle restituzioni da parte dell’Unione Europea, tramite gli organismi pagatori degli Stati Membri, costituiva un elemento di attrito con gli altri grossi mercati mondiali, come quello americano, canadese, e giapponese. Infatti la restituzione all’esportazione, libera da qualsiasi vincolo, consentiva agli Stati aderenti all’Unione Europea una maggiore competitività dei loro prodotti e ciò danneggiava in modo evidente gli altri mercati che hanno sempre attivato misure di disturbo.

La conflittualità tra i diversi mercati mondiali ha trovato la sua sede naturale nel WTO (World Trade Organization). Nel corso dei decenni faticosamente si è cercato di trovare accordi di natura commerciale tra UE e gli altri mercati, senza apprezzabili risultati e tutto a scapito dei mercati meno sviluppati.

L’Unione Europea (ed in particolare la Francia che percepisce usualmente almeno il quadruplo degli importi erogati a titolo di restituzione rispetto all’Italia) ha sempre difeso strenuamente questo sistema di sovvenzioni,ben conscia del fatto che anche gli Stati Uniti ed il Canada usufruivano di meccanismi di sovvenzione interni diversi ma sempre efficaci in modo da rendere concorrenziali i loro prodotti (come le già citate misure che favorivano il credito all'esportazione). Comunque, a seguito di forti pressioni statunitensi e canadesi nel 1995 si è arrivati, in sede W.T.O., alla conclusione dell’”Uruguay Round”, un accordo che ha previsto innanzitutto un taglio alle restituzioni all’esportazione e anche la fine del sistema “libero” delle restituzioni, cioè la possibilità di esportare senza ostacoli qualsiasi quantitativo di prodotti agricoli tra quelli ammessi al diritto alla restituzione, chiedendo all’atto dell’espletamento delle formalità doganali l’ammissione a tale beneficio. In sostanza le esportazioni con diritto a restituzione sono state contingentate, in quanto la possibilità di beneficiare della restituzione è stata subordinata al rilascio di un titolo di esportazione (detto “titolo agrex”) il quale viene emesso solo se c’è disponibilità nel plafond previsto, in un dato periodo, dalla Commissione. Ovviamente vi sono deroghe a tale sistema previste per i casi indicati nell’art. 4 del Reg. Ce 612/09.

La conclusione dell’Uruguay Round ha comportato un calo inevitabile delle restituzioni erogate, dovuto sia dall’obbligo di titolo sia dalla drastica riduzione delle aliquote fissate dalla Commissione per alcuni settori merceologici (es. carni bovine e suine, riso, prodotti lattiero-caseari, vino) e all’azzeramento per altri (cereali, olio, tabacco, trasformati da cereali, vino). Le restituzioni all’esportazione restano, comunque, ancora una voce importante per molti produttori ed esportatori di molti settori merceologici e consentono di resistere alle distorsioni del mercato mondiale e di rendere altamente competitivi i prodotti comunitari rispetto a quelli extra comunitari, che sopportano prezzi e costi di produzione più bassi e, pertanto, altamente concorrenziali.

Successivamente si è assistito ad un progressivo impoverimento del sistema delle restituzioni FEAGA strettamente connesso alle successive riforme della PAC che ampliavano sempre più il sostegno diretto all’agricoltura nell’ambito dell’utilizzo dei fondi FEAGA e FEASR. Si è assistito ad una eliminazione di questo meccanismo per taluni prodotti (es. settore vitivinicolo, ortofrutticolo fresco e trasformato, restituzione alla produzione per l’olio utilizzati nella fabbricazione di conserve alimentari) e di un lento ma inesorabile calo delle aliquote spettanti che è culminato con la riforma della PAC 2014/2020 che ha sospeso tutte le aliquote per i settori merceologici superstiti pur lasciando in vita il sistema delle restituzioni che sarà attivato, come detto sopra, come misura di safety. Questo orientamento è stato sostanzialmente confermato nell’ambito degli accordi di Bali del dicembre 2013 in ambito WTO, peraltro ancora non operativi.

A livello orizzontale il regime della restituzione diritti è disciplinato dal Reg. Ce 612/09. Per ogni singolo settore merceologico sono invece, di volta in volta, emanati regolamenti comunitari diretti a disciplinare i singoli settori merceologici e a modificare i tassi di restituzione dei prodotti interessati alla restituzione. Il predetto regolamento orizzontale sarà oggetto tra la fine del 2014 e il 2015 ad una revisione improntata a criteri di semplificazione.

Il sistema delle restituzioni fa parte della politica agricola comune (PAC) dell’Unione Europea, a suo tempo elaborata per sostituire le preesistenti politiche agricole nazionali dei singoli Stati membri ed assicurare una gestione comune dei mercati agricoli. Esso è parte del fondo FEAGA (Fondo europeo agricolo di garanzia); le decisioni in materia sono di esclusiva competenza unionale e le spese connesse a tale fondo sono a carico del bilancio dell’Unione.

Organismo responsabile in Italia della erogazione delle somme stanziate dall’Unione europea a titolo di restituzione è il Servizio Autonomo Interventi Settore Agricolo, nel quale confluiscono tutte le istanze presentate dagli operatori interessati ad ottenere il beneficio della restituzione, corredate della documentazione prevista. Esso è “Organismo pagatore FEAGA” riconosciuto come tale ai sensi del Reg. CE 1306/2013 e dal Reg. Ce 885/06.

Le istanze debbono essere redatte secondo un modulo standard, da completare in ogni sua parte. Esistono diverse modalità per poter accedere a tale beneficio:

  • Istanza per ottenere l’erogazione della restituzione diretta, la quale consentirà la liquidazione delle somme spettanti, a condizione che l’utente presenti la documentazione completa unitamente all’istanza, entro il termine previsto dalla normativa vigente.
  • Istanza per ottenere l’anticipo della restituzione, che permetterà la liquidazione di un importo, al massimo pari a quello della restituzione alla esportazione, sin dal momento dell’accettazione della dichiarazione di esportazione. La ditta istante dovrà poi fornire, a posteriori, tutta la documentazione da allegare all’istanza, pena il recupero delle somme già erogate.

Con il Reg. CE 1713/2006, in vigore dal 24 novembre 2006 ed applicabile dal 1 gennaio 2007, è stato abolito il regime di prefinanziamento delle restituzioni all'esportazione. Il regime abrogato consentiva l'anticipo delle somme a titolo di restituzione in caso di trasformazione o di magazzinaggio preventivo alla effettiva esportazione. La ditta doveva successivamente fornire sia la documentazione comprovante la effettiva esportazione della merce, sia quella prevista dalla normativa comunitaria di settore, pena il recupero delle somme già erogate.

La restituzione all’esportazione è liquidata sulla base di aliquote, espresse in Euro per 100 kg. o tonnellata, indicate e modificate di volta in volta dei regolamenti comunitari di settore. Tali aliquote possono essere identiche per uno stesso prodotto per tutte le destinazioni (aliquota unica) o diversificate a secondo la destinazione (aliquota differenziata). In questo ultimo caso potrà rendersi necessaria l’acquisizione, in sede di esame dell’istanza, della prova della definitiva importazione della merce. Si fa presente che per restituzione differenziata si intende sia la fissazione di più tassi di restituzione, per uno stesso prodotto, a seconda del paese terzo di destinazione, sia la fissazione di uno o più tassi di restituzione, per uno stesso prodotto, a seconda del paese terzo di destinazione e l'assenza di fissazione di restituzione per uno o più paesi. Differentemente "parte differenziata della restituzione" è la restituzione totale diminuita della restituzione pagata o da pagare a fronte della prova dell'uscita della merce dal territorio doganale comunitario.

Per tutte le informazioni inerenti la documentazione da allegare all’istanza di restituzione, sia quella comune a tutti i settori merceologici, sia quella specifica di ogni settore, sono a disposizione degli operatori interessati le schede operative.

Si fa infine presente che il Servizio Autonomo Interventi Settore Agricolo era competente in materia di erogazione della restituzione alla produzione per l’olio d’oliva utilizzato per la fabbricazione di prodotti conservieri. Tale beneficio, regolamentato dal Reg. CEE 1963/79, (modificato dal Reg. CEE 3176/87 e 2903/89), è stato soppresso a far data dal 1 novembre 2005, secondo quanto disposto dal Reg. CE 865 del 29 aprile 2004.